Il dottore

La vecchia station wagon del dottore andava spedita tra le stradine impervie in una tranquilla e stellata serata d’inverno. Di ritorno a casa dal solito weekend in montagna, era sua abitudine sorseggiare una birra mentre guidava. Dalla radio (In auto) Frank Sinatra intonava “I get a kick out of you” quando chiese alla moglie come stesse. Lei era sdraiata sui sedili posteriori in preda a un forte mal di testa, causato probabilmente da un’insolazione. Accanto al posto di guida, invece, era poggiata una scatola contenente scarponi, guanti, cappello e la coppia di aste da sci. La conversazione (discussione) si fece più animata quando la donna cominciò a parlare di Priscilla, una paziente in cura dal dottore. Si trattava di una yorkshire di un paio d’anni, diventata epilettica per via di una sterilizzazione male effettuata. La donna si mise a sedere per risultare più incisiva nella discussione e lo accusò di non essere cambiato per niente, al contrario di quanto lui le avesse promesso, di pensare continuamente all’alcol. Gli fece presente che, se i padroni di quel povero cane l’avessero denunciato, avrebbero rischiato di chiudere la clinica veterinaria, finendo in guai serissimi. Il dottore provava a ribattere e a giustificarsi tra un sorso di birra e l’altro, ma era poco persuasivo e convinto, anche a causa delle tesi portate avanti con veemenza dalla moglie. All’improvviso Sinatra cessò di cantare. In un attimo lo sguardo del dottore passò dalla radio alla strada, ma stavolta (?) davanti a sé, seduta al centro della carreggiata (via), c’era una gatta che lo guardava con aria sorniona e indifferente. Sterzò di colpo per evitarla, prendendo in pieno la parete rocciosa che costeggiava la strada. Ci volle qualche minuto prima che il dottore riprendesse i sensi. Il dolore alla testa era forte e nel guardare dallo specchietto retrovisore le ferite riportate, allungò lo sguardo verso il retro della macchina, dove vide sua moglie trafitta da un’asta da sci che le attraversava il collo uscendo dalla testa, grondante di sangue e con gli occhi spalancati rivolti verso l’alto.

Il dottore riprese conoscenza. Non era la prima volta che si estraniava improvvisamente dalla realtà sognando ad occhi aperti, eppure ogni volta provava sempre la stessa soffocante sensazione di terrore. I suoi quattordici cani, tutti di taglia piccola, vedendolo muoversi cominciarono ad abbaiare e ad annusarlo, desiderosi di fare colazione. Il dottore guardò il suo orologio da polso. 7:23. Si alzò diretto ai fornelli della cucina che, essendo il suo un piccolo monolocale, si trovava pochi metri di fronte alla poltrona dov’era seduto. (Si alzò e,) Spostando a calci i cani che gli impedivano di camminare e arrivò al frigo. La consueta colazione del dottore consisteva in un bicchiere di latte e gin. Bevve (Gli diede) un sorso e andò in bagno. Si guardò allo specchio: grassoccio, capelli bianchi a caschetto, (portati in avanti per nascondere la calvizie), la barba incolta. Si sciacquò la faccia e frettolosamente indossò gli stessi abiti del giorno precedente, poi prese la sua valigetta da lavoro e uscì di casa. Il suo studio era sotto al porticato del palazzo in cui abitava, ma la prima tappa era al bar di fianco. Non esitò un attimo ad ordinare il solito, un caffè corretto all’anice e una birra piccola. Si sedette fuori ai tavolini, prese l’agenda dalla valigetta e lesse il programma del giorno: “ore 9:30, sterilizzazione gatta nera”.

Fine

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