Ricordati di ricordare

Non giudicatemi male. Ho accettato questo caso solo perché erano più di due mesi che non lavoravo, e Puccio stavolta mi avrebbe diviso in pezzetti da dare in pasto ai suoi cinghiali se non gli restituivo i soldi che gli dovevo. Comunque non avrei potuto rifiutare vista l’importanza della cliente. La signora Bertani è in primis una delle donne più facoltose di tutta la città, ma soprattutto è famosa per essere un’eccentrica ottantenne dai capelli rosa. Non scherzo, ha davvero una chioma cotonata rosa, gioielli d’oro e predilige vestiti a trama di leopardo. Mi  chiamò una mattina presto, apparentemente nulla di strano: ”Alcune cose della mia casa si sono come volatilizzate, signor Dalla Notte”. Perdonatemi, il signor Dalla Notte, Enzo Dalla Notte, sono io. “Perché avrebbero dovuto rubarle? Non hanno alcun valore!” mi disse. Capirai, io stesso perdo le cose in casa senza mai più ritrovarle, figurarsi un’anziana donna, per cui pensai: “Soldi facili e per un po’ Puccio lo tengo alla larga”. Presi la macchina e andai subito da lei.

Casa Bertani è di almeno otto stanze, tutte spaziosissime, pulitissime e con mobili di grande valore, ma quello che impressiona davvero è vedere la distesa di rosa distribuita tra i vari oggetti: centrini, cornici e quadri sparsi per tutta la casa. Mi ci volle qualche minuto per riprendermi dallo “shock cromatico” prima di parlare e dare un senso alla mia visita. “Allora Jolanda, esattamente come posso aiutarla?”. Vi risparmierò il suo monologo di quasi 20 minuti, riassumendo mi parlò della sua infanzia, del marito defunto, che fu la prima donna in Italia ad aver ottenuto la patente di guida, che adesso era un’apprezzata pittrice e solo alla fine cominciò a parlare del motivo per cui mi aveva contattato. “Ma precisamente cosa non riesce a trovare?”.

Mi portò in cucina facendomi notare che un intero servizio da dodici bicchieri era scomparso dal suo ripiano. Non rimasi meravigliato più di tanto da questa assenza, di certo fui più stranito quando successivamente mi fece vedere che sulla parete della sala da pranzo mancava un quadro. Ammetto invece che rimasi stupefatto quando, subito dopo, mi fece osservare che dalla seconda camera degli ospiti mancava il letto. “Il letto? Com’è possibile?” Dissi. In effetti in quella stanza per come era arredata mancava solo quello, era evidente. Va bene, facciamo un passo indietro. In cucina era esposta una nutrita collezione di bicchieri e in effetti un solo ripiano era vuoto, perché erano scomparsi proprio quelli? Che cosa avevano di diverso dagli altri? “Posso chiederle dove ha  acquistato il set mancante?” A questa domanda la signora si perse nel vuoto e con tono mortificato mi rispose: “Mi dispiace, ma proprio non riesco a ricordarlo.”. “Faccia uno sforzo se vuole che l’aiuti.”. Non avendo nessuna risposta pensai che sarebbe stato meglio dirigerci in sala da pranzo per esaminare la parete del quadro smarrito. “Si ricorda cosa era raffigurato nel quadro?”. La signora aveva dei vuoti di memoria, ricordava perfettamente episodi di quando aveva 4 anni ma buio totale per gli oggetti in questione. Non me l’aspettavo, la cosa sembrava piuttosto complicata da risolvere finché Proust non mi venne in soccorso: un ricordo, un dolore, sono mobili. Ci sono giorni in cui fuggono così lontano che a stento li scorgiamo, e li crediamo andati via per sempre. “Signora Jolanda, ha litigato con qualcuno ultimamente?”. “No e perché mai? Mi conoscete(?), sono sempre gentile con tutti e tutti sono gentili con me, non avrei motivo di litigare con qualcuno. Anche se…”. “Anche se?”. “ È da un po’ di tempo che volutamente non vedo nè sento una mia carissima amica.”. “Come mai?”. Dai suoi occhi cominciò a trapelare una leggera commozione. “Qualche mese fa eravamo insieme ad una cena a casa del sindaco e, non volendo, ho sentito proprio lei, la mia grande amica, parlar male di me con un’altra persona. Mi ha definita stramba, squilibrata: ci sono rimasta così male che ho subito abbandonato la cena e da quel momento non ho voluto più sapere nulla di lei. Ha più volte provato a contattarmi ma mi sono sempre negata.”. Povera donna, mi dispiacque vederla così vulnerabile anche se per essere stramba era stramba. “Di cosa si occupa la sua amica?”. “Cosa vuole che faccia quella? Ha 87 anni, 18 nipoti e una salute di ferro. Nel tempo libero, come a me, le piace dipingere.” La sua espressione di colpo cambiò, stava cominciando a ricordare. “Ma certo! È stata proprio lei a regalarmi quel quadro tanti anni fa, l’avevo completamente rimosso”. Voi non ci crederete, ma in quell’esatto momento, il quadro lentamente si materializzò. La signora era stupefatta quanto me, ma cominciammo a capire cosa stava accadendo: non erano scomparsi gli oggetti, ma il ricordo che rappresentavano. Una volta ripristinata la memoria, ecco che le cose tornavano al loro posto.

I bicchieri ricomparvero dopo che la signora ricordò di averli vinti ad una riffa, trovammo il biglietto vincente e da lì fu semplice ricostruire. Mancava solo da capire che fine avesse fatto il letto della stanza degli ospiti. Considerando l’ampio spazio lasciato, immaginavo che doveva essere tutt’altro che piccolo, probabilmente matrimoniale e probabilmente di legno come quelli di una volta, facile pensare che avesse un significato affettivo. “Jolanda, scusi se sono diretto ma suo marito è deceduto in ospedale o in questa casa?”. “I medici furono comprensivi e gli permisero di passare i suoi ultimi giorni qui con me. Capirà, non abbiamo mai avuto figli e non aveva che me.” In quell’attimo il letto apparì e la signora si lasciò andare in un pianto liberatorio. La povera donna provò nel tempo a cancellare dalla sua memoria il ricordo del consorte, ma per quanti sforzi fece le fu impossibile dimenticare l’unica persona da lei amata.

Il mistero era stato risolto, la signora mi ringraziò calorosamente, promettendomi di pagarmi adeguatamente in breve tempo. Il giorno dopo nella cassetta per le lettere trovai una busta con un assegno di seimila euro. “E Puccio è sistemato!”.

FINE

Leave A Comment