Bolle di fango

Nel bel mezzo del pranzo il telefono del dottor Strani squillò. “Pronto?”. “Cascina Fulci, vieni subito.”. Funzionava proprio così: lo chiamano e qualunque cosa stia facendo deve immediatamente interromperla per raggiungere il luogo stabilito. E così fece. Impiegò 16 minuti per arrivare sul posto, ad attenderlo alla porta c’era Napoli, un giovane malavitoso di belle speranze, chiamato così per i suoi natali. Le urla strazianti di Franco “il Cannibale” Brighenti si sentivano fin già dall’ingresso. Giaceva ferito all’interno del casolare su una branda trovata lì per caso in compagnia del terzo del gruppo, Lametta, che camminava nervosamente in circolo fumando una sigaretta e farfugliando qualcosa di incomprensibile. Il dottore lo visitò subito, constatando che il paziente aveva subito un doppio colpo d’arma da fuoco, alla spalla e alla coscia, molto sangue perso ma nessuna parte vitale coinvolta. “Com’è successo?”. “Eh dotto’, a voi non deve interessare il come, vuje siete stato chiamato per risolvere ‘sta situazione il più presto possibile, il come, dove e quando nun è cosa vostra. E mo’ mettiteve ‘a fatica’!”. Il dottore eseguì l’ordine mentre Lametta continuava il suo monologo con voce sempre più forte. “Oh ma ‘a vuo’ fini’ co’ sta nenia? Statte zitto e tranquillo per cinque minuti ca me fatto veni’ ‘o male ‘e capa!”. “Ma come faccio a stare tranquillo? Lo sai che Puccio conosce questo posto, e se ci viene a cercare qui ci ammazza tutti?”. “E basta co’ sto Puccio, chillu chiatton’ e mmerd! Ti sei scordato di come ci ha trattati l’ultima volta? Comme a tre pezzenti. E poi abbiamo già deciso, i soldi ce li tenimme nuje, punto e basta!”. “Ma se quello parla?” Indicando con la testa il dottore. “Chi? ‘O dottore?” lo guardò sorridendo con sarcasmo. “Ma tu ‘o ssaje come viene chiamato nell’ambiente? L’intoccabile. E ‘o ssaje (?) pecchè? Perché è il più bravo di tutti, viene, risolve il problema e se ne va senza parla’ con nessuno. E se stavolta decide di parlare… se vere ca l’amma tucca’. È vero dotto’? A che punto siete?”. Napoli aveva ragione nel dire che il dottor Strani era davvero bravo. Gli permettevano di utilizzare solo gli utensili personali e con questi, in passato, era riuscito a fare più di un miracolo, ecco perché “gli altri” lo chiamavano quando c’era un’emergenza. “Ho estratto la prima pallottola, quella alla spalla. Superficiale, nulla di grave. Ho quasi fatto con l’altra ma mi ci vorrà ancora un’ ora per chiudere tutto.”. “E noi nel frattempo cosa facciamo?” Chiese Lametta sempre più agitato, “Andiamo a disfarci del cadavere, saperlo nel nostro portabagagli mi provoca ancor più ansia. Facciamolo a pezzi! Non può essere difficile, è femmina, fisico magro… bionda, culo alto… proprio una bella donna. Non era meglio divertirsi prima di spararle?”. “Mannaggia ‘a miseria. Proprio nun c’a faje a starti zitto. ‘A signora sta bene dove sta, poi ce penzamm.”. “Ma poi quando? Ora devi pensarci! Tu hai voluto un’ostaggio e tu risolvi questo problema”. La tensione tra i due cominciò a salire così come il tono di Lametta. “Io proprio non riesco a capire. La banca era sotto il nostro controllo, i soldi li avevamo presi, il Cannibale l’avevamo caricato in macchina, ma perché te la sei portata dietro? La stronza aveva anche l’apparecchio ai denti, guarda cosa mi ha fatto con un morso al braccio!”. Il dottor Strani si bloccò, non aveva mai creduto alle coincidenze. Proprio quella mattina sua moglie, bionda, culo alto… proprio una bella donna, gli disse che avrebbe fatto un veloce salto in banca, in più in quel periodo portava l’apparecchio ai denti per un piccolo problema alle gengive (?????). Cominciò ad avere un brutto presentimento, doveva assolutamente guardare all’interno di quel portabagagli e per farlo gli servivano le chiavi. Iniziò a scrutare l’ambiente con lo sguardo (con cosa se no, col cazzo?), ed eccole lì, poggiate solitarie su un mobiletto proprio di fronte a lui. Aveva finito l’ultima medicazione e cominciò a pulire e sistemare gli attrezzi mentre gli altri due continuavano a discutere. “Abbiamo ammazzato ‘na guardia, to seje scurdato? Hanno quasi acciso ‘o Cannibbale, to seje scurdato? Un ostaggio poteva servi’e solo perché nun è servuto ha fatto ‘a fine c’a fatto.”. “Ho finito. Ho estratto entrambe le pallottole, le medicazioni vanno cambiate ogni cinque ore, in questo sacchetto c’è tutto l’occorrente. Aspettate che faccia sera e poi potete partire.”. “Eh bravo o’ dottore. Grazie di tutto e mi raccomando”, Napoli lo guardò intensamente negli occhi, “ce simme capiti!”. Il dottore annuì, prese le sue cose e andò via. La macchina dei tre malviventi era parcheggiata lateralmente alla parete d’ingresso, in poche parole dall’interno nessuno poteva vedere se qualcuno le si avvicinava. Con passo svelto il dottore la raggiunse e con le chiavi, furbescamente rubate poggiandoci sopra il suo cappotto, aprì il portabagagli. Il brutto presentimento divenne realtà. Quello che vide era il cadavere di sua moglie con un colpo di pistola in fronte. Non riuscì a rimanere dritto, si poggiò alla macchina per non cadere a terra ma doveva andare via, non poteva rimanere lì ancora a lungo. Di fianco alle gambe della povera donna c’erano poggiati due borsoni neri, apparentemente pieni. Il dottore li prese, chiuse il portabagagli e ancora con le lacrime agli occhi andò via entrando celermente nella sua macchina. Partì velocemente senza voltarsi, la rabbia era difficile da controllare. Aprì un borsone, era pieno di banconote da 500 euro. Prese il cellulare e chiamò Puccio. “Se può interessarti li trovi alla Cascina Fulci”.

FINE

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