Operazione Tiramisù – prima parte

Ed eccoli lì, Stecco e Strambo seduti, come tutti i giorni dopo la scuola sulla solita panchina, ma stavolta era diverso, stavano progettando qualcosa di grosso, qualcosa di sovversivo. Avevano deciso di staccarsi di dosso l’etichetta degli sfigati, di bersaglio dei bulli, volevano una rivincita. Nella loro piccola cittadina c’era un’automobile, una vecchia Fiat Ritmo, parcheggiata da sempre nello stesso posto. Era da così tanto tempo lì che su di lei erano nate delle leggende circa il suo contenuto: c’era chi raccontava di un cadavere nel suo portabagagli, chi invece di una bomba pronta ad esplodere se qualcuno si fosse azzardato ad accenderla. Ebbene Stecco e Strambo decisero di svelare il mistero: aprire quella macchina e vedere cosa ci fosse dentro. “Nessuno ha mai fatto una cosa del genere, capisci? Diventeremo famosissimi Stecco, non si azzarderanno più a lanciarti gavettoni in faccia in pieno inverno. È arrivato il nostro momento e finalmente le ragazze si accorgeranno di noi!”.

Si ritrovarono quella sera stessa davanti casa di Strambo, era una calda serata di primavera, ma decisero comunque di portarsi un giacchino, non si può mai sapere. Controllarono gli strumenti preparati nel pomeriggio: smartphone carico al 100%, un cacciavite a taglio, un martello, una torcia, una pistola finta come deterrente e dodici panini alla Nutella. Presero le loro bici e partirono. L'”Operazione Tiramisù” era ufficialmente cominciata.

Pochi minuti dopo erano di fronte all’obiettivo. Il primo tentativo di manomettere la portiera del guidatore fallì miseramente, decisero allora di fare una pausa e di far fuori i primi sei panini. La cosa singolare di loro due è che avevano un fisico completamente opposto nonostante mangiassero lo stesso quantitativo di cibo spazzatura: Stecco era magro e altissimo mentre Strambo 1 metro e 72 per 120 kg.

Rigenerati dagli zuccheri si rimisero all’opera, stavolta concentrandosi sul portabagagli. Strambo usò tutta la sua forza per aprire la serratura col cacciavite e alla fine ci riuscì. I due ragazzi rimasero sbalorditi da quella visione, nel baule non c’erano né bombe, né cadaveri, bensì il vuoto assoluto, e per vuoto intendo che il portabagagli non aveva fondo. Puntarono la torcia al suo interno ed era come vedere un pozzo senza fine, si guardarono negli occhi e dopo un cenno di assenso con la testa vi ci si tuffarono dentro. Un salto nel buio lunghissimo, sembrava non terminare più, le loro grida echeggiarono nel vuoto fin quando non atterrarono in quello stesso portabagagli. “Ma cosa è successo?”. “Io apro, voglio vedere dove siamo.”. “No, aspetta.” Non finì neanche la frase che Strambo era già fuori. “Oh mio Dio Stecco, guarda il cielo!”. Erano sì nello stesso posto, ma “È giorno! Ed è tutto ricoperto dalla neve!”. Non potevano credere a quello che li circondava, com’era possibile che in pochi secondi fosse cambiato tutto? Stecco fece un balzo di fuori appena realizzò di essere ancora seduto nel portabagagli. “E adesso Strambo? Che facciamo?”, disse con tono preoccupato. Per loro fortuna un uomo sulla cinquantina passò di lì alla guida di un furgoncino e vedendoli smarriti si avvicinò. “Ragazzi ma come vi siete conciati? Ci sono due gradi qui fuori e vi vestite in pantaloncini? Avete perso una scommessa?”. Strambo prese in mano la situazione:” In verità ce li hanno rubati, dei bulli ci hanno bloccato e ci hanno rubato giacca e pantaloni!”. “E pensi che me la beva? Cos’è, una nuova moda vestirsi con pantaloncini corti sotto a quelli lunghi? Vabbè ragazzi, nel retro del mio furgoncino dovrei avere anche un paio di giacche, vi faccio un prezzo amico.”. I ragazzi si guardarono negli occhi con sguardo diffidente, ma non avevano altre possibilità, dovevano fidarsi di quell’uomo, così lo seguirono. Il furgone era pieno di cianfrusaglie da rigattiere, e tra le varie cose c’erano appesi due giacconi della stessa taglia. “Va bene, ma quanto ci costano?”. “Considerando la situazione, 200 mila lire tutti e due, e non chiedermi di fare di meno!”. “200 mila cosa? Scusi può ripetere?”. “Stai morendo di freddo ma hai comunque la forza di tirare sul prezzo? Mi piaci! 150 e non ne parliamo più”. “Ma che giorno è? E in che anno siamo?”, chiese Stecco timoroso. “Giovani ma avete fumato qualcosa o vi si è ghiacciato il cervello?”. Gli sguardi di tutti e tre si incrociarono per qualche secondo senza dire nulla. “Oggi è l’ultimo dell’anno, finalmente ci lasciamo alle spalle ‘sto cavolo di 1985!”. A quella risposta Strambo si estraniò completamente dalla realtà immaginandosi a ballare in discoteca, bellissimo e magrissimo, circondato da bramose e provocanti donne, peccato però che il suo pensiero fu interrotto bruscamente da un sordo rumore, “Oh cavolo, Stecco è svenuto!”.

FINE PRIMA PARTE

 

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